NATURA E ORIGINE DELLE COMETE


Sommario:
(1) Le comete nella storia
(2) Che cos'è una cometa
(3) Le orbite delle comete
(4) Origine e destino delle comete
(5) L'osservazione delle comete
(6) Appendice: strumenti utili
(7) Bibliografia




(2) Che cos’è una cometa?

Nonostante il loro aspetto talvolta maestoso, le comete sono corpi estremamente evanescenti.
La parte principale di una cometa, in cui è concentrata quasi tutta la sua massa, è il nucleo. Si tratta di una sorta di iceberg o, se preferite, di una "palla di neve sporca" con un diametro di alcuni chilometri.
Il nucleo della Halley, ad esempio, è stato osservato da soli 600 chilometri di distanza dalla sonda Giotto: si tratta di un blocco di ghiaccio irregolare con dimensioni 8 x 8 x 16 km. Nella composizione chimica, come accennato, è predominante il ghiaccio d’acqua, insieme con quello di anidride carbonica.

Il nucleo della Halley, osservato da soli 600 chilometri di distanza dalla sonda Giotto

Dati recenti, provenienti dallo studio della cometa Hale-Bopp, sembrano indicare che la quantità di "sporcizia" della palla di neve sia molto più alta di quanto si credesse. La definizione "palla di neve sporca" potrebbe allora essere modificata in "palla di fango congelato". Quando la cometa si trova a più di 5 UA dal Sole, ha un aspetto molto diverso da quello che ci è familiare, essendo composta solo dal nucleo.

Il nucleo della Halley è ricoperto per il 90% da una crosta di materiali polimerici, che ne limitano fortemente l’albedo (cioè la capacità di riflettere la luce). Di conseguenza, a queste distanze la cometa è pressoché invisibile. Solo recentemente, con l’impiego di CCD applicate a telescopi di grande apertura (o col telescopio spaziale Hubble) si è riusciti ad osservare alcuni grandi nuclei cometari molto distanti dal Sole.

A distanze inferiori, il nucleo è esposto alle forti radiazioni solari. Queste colpiscono il nucleo, causando l’immediata evaporazione dei materiali volatili dalla sua superficie. I gas espulsi vanno a formare un alone attorno al nucleo, detto chioma.

La cometa Austin 1989 C1.
Si osserva l'ampia chioma e i getti di almeno 4 code in formazione.
Foto del 29.04.1990 , ore 02.19 UT. Eseguita con telescopio riflettore "Marcon", diametro 600mm, fuoco Newtoniano f 4 pellicola Kodak 2415 ipersens., posa 15 minuti - eseguita da F. Bordignon e L. Pignataro - Osservatorio Astronomico G.V.Schiaparelli.

Va osservato che l’evaporazione della superficie del nucleo avviene in modo molto violento ed irregolare.
I getti di materia possono innalzarsi anche per 10.000 km (mille volte più grandi del nucleo stesso!), e talvolta possono far deviare la cometa dalla sua orbita.

E’ questo il meccanismo del cosiddetto "effetto razzo" che complica terribilmente i calcoli delle orbite e delle posizioni cometarie.

Le chiome hanno diametri tipici compresi fra qualche decina e qualche centinaio di migliaio di chilometri. La loro composizione chimica è assai simile a quella del nucleo. E’ importante osservare che oltre ai gas sono presenti anche granuli di pulviscolo, con diametri fra 0,1 e 10 micron, composti da magnesio, silicio e ferro, variamente combinati con idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno.

Quando la cometa si avvicina ancora al Sole (entro 1,5 UA), l’attività del nucleo aumenta, e parte della chioma viene soffiata via dal cosiddetto vento solare, un flusso continuo di particelle molto veloci (500 km/sec) provenienti dal Sole. In questo modo si forma la coda della cometa, che risulta sempre opposta al Sole.

Le code possono raggiungere lunghezze impressionanti: ne sono state osservate alcune lunghe diverse centinaia di milioni di chilometri. Queste cifre acquistano un’evidenza maggiore se immaginiamo di costruire un modello in scala della cometa. Se il nucleo avesse un centimetro di diametro, la chioma sarebbe un alone di alcune decine di metri, e la coda avrebbe una lunghezza di quasi cento chilometri.

La cometa C/1965 S1 (Ikeya-Seki), transitata nel 1965 aveva una delle più lunghe code mai osservate, 450 milioni di Km!
(posa di 4 minuti di Roger Lynds, Osservatorio Kitt Peak, Arizona, mattino del 29 Ottobre 1965 Copyright© Roger Lynds, all rights reserved. (altre informazioni)

La cometa che ha sviluppato la coda più lunga mai osservata è stata la Hyakutake, apparsa agli inizi del 1996.
La scoperta è stata recentemente fatta da un gruppo di ricercatori inglesi, analizzando i dati della sonda Ulysses. Secondo i calcoli la cometa Hyakutake avrebbe quindi sviluppato una coda di 570 milioni di km, più del diametro dell'orbita di Marte, quasi 4 volte la distanza Terra-Sole.
(Vedi notizia su "L'Astronomia" - n.211, luglio 2000, pag. 14).

La cometa C/1966 B2 (Hyakutake), transitata nel 1996.
Foto del 23 Marzo 1996 , ore 03.08' UT. Eseguita con cameta Schmidt Celestron 14", diametro 350mm f 1.7 - pellicola Agfa 200A, posa 10 minuti - eseguita da P. Cattaneo e F.Paglia - Osservatorio Astronomico G.V.Schiaparelli.

La cometa C/1966 B2 (Hyakutake), al passaggio al perielio.
In questa immagine, ripresa da Bormio, a circa 2000 metri s.l.m., l'astro transitava nella costellazione dell'Orsa Maggiore e presentava una coda che visivamente si estendeva per oltre 60° di cielo.
Foto del 25 Marzo 1996 , ore 03.15' UT. Eseguita con cameta Nikon, obiettivo Vivitar serie 1, diam. 28mm f 1:2.8- pellicola Kodak 400 A, posa 40 minuti - eseguita da M. Auteri e F.Paglia - Osservatorio Astronomico G.V.Schiaparelli.

In realtà esistono diversi tipi di code, che possono coesistere in una stessa cometa. Non è raro osservare comete con due o tre code. Nel 1774 fu addirittura osservata una cometa con sei code, disposte a ventaglio con un’ampiezza di 44°. Le code più lunghe sono quelle composte dai materiali più leggeri, che avendo pochissima inerzia vengono spinte molto lontano dal vento solare; inoltre, per lo stesso motivo, la loro forma è quasi rettilinea. Le code formate dai granuli di pulviscolo, essendo più pesanti, restano un po’ arretrate rispetto al moto del nucleo, e presentano delle forme piuttosto arcuate. La loro lunghezza è in genere di qualche decina di milioni di chilometri.

La policroma coda della cometa Hale Bopp.
Foto del 31 Marzo 1997, ore 20.03 UT. Eseguita con cameta Schmidt Celestron 14", diametro 350mm f 1.7 pellicola Agfachrome 200A, posa 8 minuti - eseguita da G. Dalla Via e A. Pasciuti - Osservatorio Astronomico G.V.Schiaparelli.

Un evento molto raro ed interessante è quello dell’anticoda. Essa appare come un pungiglione puntato dritto verso il Sole. L’anticoda si osserva quando la Terra attraversa il piano su cui giace la coda di poveri della cometa. Se questa è abbastanza incurvata, l’ultima sua parte appare diretta proprio verso il Sole per un effetto di prospettiva. Esistono in realtà anche delle anticode reali, cioè non dovute ad un effetto di prospettiva. Esse sono molto più corte delle anticode prospettiche, e sono dovute all’elevata velocità di espulsione dei materiali dal nucleo.

Anticoda della cometa Arend-Roland 1957 III. Immagine dell'Osservatorio di Armagh del 25-4-1957 Strumento: Schmidt 30 cm (da P. Tempesti: "I segreti delle Comete" - CURCIO (1984)

Prima di chiudere l’argomento delle code può essere interessante chiedersi come mai vediamo le code o le chiome delle comete. La risposta ovvia che sono illuminate dal Sole non è infatti completa. Una trattazione del tutto esauriente richiederebbe troppo tempo, per cui ne diamo solo un rapido cenno qualitativo, procedendo con una strana analogia.

I lampioni al sodio per l’illuminazione stradale producono una intensa luce gialla. Questa viene prodotta riscaldando fortemente il sodio contenuto nel bulbo della lampada con una corrente elettrica: questa eccita gli atomi del sodio, costringendoli ad emettere una luce loro caratteristica, appunto di colore giallo. Nelle comete avviene un processo simile: al posto del sodio e della corrente elettrica abbiamo i gas della coda (o della chioma) e la forte radiazione solare.

Questa agisce sulle varie molecole od atomi, facendo loro emettere una luce caratteristica, diversa da un composto chimico all’altro. Per le code di polveri il processo base dell’emissione è invece un processo di diffusione, in cui è meglio non addentrarsi. In questi termini (molto approssimativi, per la verità) si spiega la scala cromatica che ci mostrano le fotografie a colori di diverse comete, o dei diversi tipi di coda.


segue:
(3) Le orbite delle comete


(1) Le comete nella storia
(2) Che cos'è una cometa

(4) Origine e destino delle comete
(5) L'osservazione delle comete
(6) Appendice: strumenti utili
(7) Bibliografia