Artemis 2: ritorno alla Luna

di Luca Buzzi

Il logo della missione Artemis 2. Crediti Wikipedia.

Il logo della missione Artemis 2. Crediti Wikipedia.


Il lancio della missione Artemis 2 da Cape Canaveral. Crediti Wikipedia.

Il lancio della missione Artemis 2 da Cape Canaveral. Crediti Wikipedia.


Il 2 aprile 2026 alle ore 00.35 locali italiane (le 18.35 del 1° aprile, orario della Florida) è partita l’attesissima missione Artemis 2, la prima che porterà un equipaggio umano verso la Luna dopo l’Apollo 17 del dicembre 1972.
L’equipaggio è composto dal comandante Reid Wiseman, dal pilota Victor Glover e dagli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, quest’ultimo canadese.

L'equipaggio della missione Artemis 2. Crediti Wikipedia.

L'equipaggio della missione Artemis 2. Crediti Wikipedia.


È previsto che la missione superi il record della distanza più lontana mai raggiunta da una navetta spaziale con equipaggio umano dalla Terra, superando i 400.000 km stabiliti dall’Apollo 13 nel 1970.
La missione è partita da Cape Canaveral grazie al lanciatore Space Launch System, alto 98 metri, che ha portato in orbita la navicella Orion chiamata “Integrity” con all’interno i 4 astronauti. La missione si propone di ricalcare quanto fatto nel 1968 dall’Apollo 8, che circumnavigò la Luna, portando gli astronauti Frank Borman, Jim Lovell e William Anders fuori dall’orbita terrestre per la prima volta nella storia.
50 minuti dopo il lancio sono iniziate delle manovre per portare la navicella Orion prima in un'orbita terrestre bassa di parcheggio e successivamente in un’orbita terrestre alta con un apogeo (massima distanza dalla Terra) di circa 74.000 km e un periodo orbitale di 42 ore. Durante questa fase, l'equipaggio ha condotto una serie di verifiche sui sistemi di bordo, inclusi i controlli dei sistemi di supporto vitale.
25 ore dopo il lancio Orion ha acceso i motori per effettuare la manovra di inserzione translunare. Il viaggio verso la Luna richiederà circa 4 giorni; la capsula compirà un sorvolo del lato opposto lunare con un'altitudine media di circa 6500 km dalla superficie, quindi intraprenderà il viaggio di rientro di altrettanti giorni verso la Terra, mantenendo la traiettoria di ritorno senza necessità di ulteriori manovre.
Orion rientrerà nell'atmosfera terrestre a circa 40.000 km/h, il rientro più veloce mai tentato nel volo umano, sperimentando temperature fino a circa 2760°C, consentendo così di validare le prestazioni dello scudo termico e dei sistemi di protezione in vista delle future missioni. La navicella eseguirà un "rientro a rimbalzo (skip reentry), penetrando brevemente negli strati superiori dell'atmosfera per sfruttare la propria portanza e risalire nuovamente verso l'esterno, dissipando energia e consentendo un ammaraggio più preciso. L'ammaraggio è previsto nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego, dove la U.S. Navy recupererà equipaggio e veicolo.

La foto della capsula Orion in rotta verso la Luna.

La foto della capsula Orion in rotta verso la Luna.


Poco dopo la manovra di inserzione lunare siamo riusciti a fotografare la capsula Orion con il telescopio scientifico dell’Osservatorio, la mattina del 3 aprile alle ore 3.30 locali. La foto è la somma di 21 immagini consecutive ognuna della durata di 1 secondo, quando la distanza dalla Terra era di circa 31.400 km.
Le condizioni non erano delle migliori: vento ad oltre 50km/h, bassa altezza sull’orizzonte (circa 18 gradi) e la presenza della Luna quasi piena a poca distanza.
La prossima missione, Artemis 3, è prevista l’anno prossimo e servirà per condurre prove tecniche in orbita terrestre bassa. Il vero e proprio allunaggio è previsto nel 2028/2029 con la missione Artemis 4. L’obiettivo di questa missione, oltre all’allunaggio, sarà l'assemblaggio del Lunar Gateway, una stazione spaziale orbitante attorno alla Luna pianificata dalla NASA, da ESA e dalla JAXA per essere lanciata a partire proprio dal 2028. Servirà come base di appoggio per tutte le future missioni lunari e oltre.

 
 
 
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